Siamo così assuefatti alle estremizzazioni imposte da questa società, da accettare la mediocrità come comodo punto d'osservazione. Si è brevemente passati da una società, come quella degli anni'80, improntata più sulla quantità che sulla qualità dei rapporti ad un'altra, classicamente targata '90, in cui ogni rapporto ha un collegamento ipertestuale con il proprio ego e le sue elaborazioni. Questa discrasia tra la realtà e una sua sovrastruttura ritoccata porta il dialogo a trasformarsi in una narrazione fittizia del proprio io, tenendo sempre meno in considerazione l'interesse per il prossimo. Conseguenza dell'occidentalizzazione, della globalizzazione, del comfort che investe tutta la biosfera. Abituati dai media a considerare normale tutto ciò che è estremo, sempre più frequentemente, cerchiamo di riappropriarci della nostra normalità come fosse un evento spettacolarizzabile. La infiocchettiamo, la imbellettiamo, la rendiamo più appetibile e la rivendiamo come prodotto del disagio dei nostri tempi. Non voglio addentrarmi in discorsi leopardiani sulla vera o presunta originee naturale di questi mali, ma voglio soffermarmi sugli eventi che caratterizzano la nostra vita. Appare evidente che da un avvenimento negativo nascono due approcci disgiunti. Il primo investe un ruolo mnemonico e riutilizza questa capacità umana come un imprinting negativo, talvolta trasformandolo in esperienza. Il secondo aspetto è l'utilità dell'esperienza vissuta attraverso un intervento meta narrativo. La ratio porta ad una visione piuttosto meccanicista di questi ricordi. Il "come può essermi utile" ha soppiantato l'ormai eversivo e anacronistico "quale insegnamento posso trarne". Forse semplicemente perché gli insegnamenti fanno ormai parte del bagaglio di mezzo della società: laddove non esiste un concetto distinto di bene e male, ogni insegnamento è pura retorica che viaggia placida nel mezzo. Ecco perché di fronte ad esistenze inutili, prive di stimoli, grige, la furbizia conta più dell'intelligenza. E come viene valorizzata questa furbizia? Attraverso un avventuroso racconto di come la nostra esistenza sia stata deviata nel suo percorso fondamentale da avvenimenti che appaiono come precetti maya sulla fine del mondo. All'attenzione dell'ascoltatore queste pseudo vite interrotte appariranno come lo specchio di una sensibilità profonda filtrata attraverso la sofferenza. In verità è un modo come un altro per attirare l'attenzione su di sé, su di un pianeta dove emergere è impossibile e dove ogni uomo assomiglia ad un altro. E sottolineo che a certe latitudini e senza l'ausilio di madre natura la notorietà è un concetto svuotato dei suoi caratteri globali. In un piccolo centro come Spilimbergo essere conosciuti non implica in nessun modo essere famosi.
In un contesto di questo tipo, dove tutte le storie si assomigliano, dove ci si accapiglia ad ottenere uno status superiore in una gara fra ipodotati, dove la supremazia è determinata dalla propria capacità di rivendersi, il merito assume un significato alternativo e le vite sono riassumibili tra le poche righe d'un oroscopo.
La nostra esistenza equivale ad un oroscopo. La nostra mania di grandezza ci spinge sempre di più verso una banalizzazione del concetto di essere umano.
La proliferazione di questo messaggio autarchico in realtà è derivativa e spersonalizzante. Ed è impossibile fallire il bersaglio qualora si punti sul vittimismo e l'orgoglio del proprio interlocutore.
Io ho avuto un'infanzia felice. Dei genitori stupendi. Qualche intoppo di percorso assolutamente superabile e un reddito medio che mi ha permesso una vita non di lusso ma di tranquillità. Eppure comprendo il vostro disagio innanzi alla lettura seriale di un omicidio intellettuale, quale l'oroscopo di Paolo Fox. Guardo le vostre miserevoli facce mentre tentano di dare un look al vostro anonimato. Vi comprendo. Vi compatisco. Vi sono per certi versi vicino. Ma non sono come voi. Non sono superstizioso. Non ho bisogno di crearmi un super io solamente per apparire anormale. Perché è questo il dramma della generazione x: non comprendere l'origine del proprio disagio. Incolpare generalmente la vita, mai se stessi. E crogiolarsi in questo disagio perché solo attraverso di esso siete in grado autodeterminarvi. E' l'unica cosa che ancora riuscite a sentire. Nemmeno l'amore è così forte. Nemmeno la ragione che utilizzate per spiegare l'irrazionale. Non è questo che fa, in soldoni, la psicanalisi?
Vi svelerò un segreto. Gratis.
Il disagio c'è ed è insito nell'umana natura. Solo che ora mancano gli strumenti per decodificarlo. Non ne siete in grado perché siete solo furbi. Non siete anormali e non cercate d'affannarvi per esserlo. E' soltanto questione di visione d'insieme. C'è chi può ottenerla, c'è chi no. Sta tutta qui la differenza.
Come dite? Se io ho la visione d'insieme?
Suvvia...
Happy trails
Ieri ero in disparte e ti osservavo.
Non ho mai passato troppo tempo a guardarti. Forse perché troppo preso ad ascoltare me stesso.
Forse perché a volte bisogna soltanto togliersi l'armatura e fare la riverenza.
Ed incredibilmente ho visto cose che molti non potevate vedere. Essere parte d'un alchimia e di un progetto di vita mi responsabilizza e mi rende felice. Solo che io ero felice per te.
Io ero lì per te. Non c'erano secondi fini. Nemmeno il divertimento, sullo sfondo, m'attirava.
Avevo bisogno d'una giornata così. La tua giornata.
Perché al di là del titolo accademico mi sono reso conto di quanto abbiamo seminato in questi anni.
Ognuno per conto suo. Ognuno coltivando amatorialmente il proprio orticello.
Ognuno puntando ai proprio obiettivi e utilizzando le proprie mani.
E ho preso coscienza del fatto che sin da quando eri bambina non t'ho mai guardata così. Come fossi così grande da capire.
La piccola Vale è cresciuta.
Anche no.
Ma che m'importa. Ovunque proteggerò il tuo ricordo e la tua essenza.
Finalmente ho dei ricordi e non degli errori da correggere in bianco e nero.
Avere ricordi su di te non vale 1000 delle mie lauree.
E' una rivelazione, Vale. Una conquista.
C'è una cosa bella nella mia vita, una cosa di cui non debba vergognarmi.
E ha un altro nome.
Ovunque proteggi, dottoressa.
Yours
g.
Semplificando: ogni storia ha un inizio, uno svolgimento ed una fine. E la mia vita, specchio fedele di questo blog, segue grossomodo questo schema dissolvendo disinteressatamente sui finali. Quasi che il "come va a finire" sia un evento assolutamente secondario rispetto a genesi e narrazione dei fatti. Tipico dei passionali bruciarsi tutte le cartucce all'inizio, rimanendo ipso facto incompiuti. Forse perché in tutte le storie, reali o fittizie, è l'intreccio dei personaggi quello che interessa. Nel mio caso il mio pasticciare ed inciampare nelle vite degli altri assume quasi un significato catartico nella di loro realizzazione. Quasi dovessi illuminare quel tratto di percorso soltanto per la mia illustre presenza. Inutile sottolineare quanto questa visione sia percepita in modo diverso dal mio interlocutore parziale. Questo tipo d'approccio per certi versi è appagante perché si condensa l'importante delle cose in pochi fulminanti istanti. L'altro piatto della bilancia, quello più gravoso, è che il caratterista principale, l'attore da soliloquio con l'occhio di bue ben puntato al centro del palco rimane sempre l'irragionevole io. Ed è ovvio è scontato soprassedere sui finali, quando lo svolgimento dei fatti è prestabilito, quando la risoluzione dei conflitti, di fatto, non avverrà mai perché, perdutamente innamorati di se stessi e della propria diversità, non si raggiungerà mai un acme bellico-intellettuale. Chi non accetta la tenzone, non accetta nemmeno il compromesso e, a tutti gli effetti, non ha nemmeno un plot. Questo agire a braccio non mi soddisfa. Eppure è il metodo migliore per mantenere un distacco che mi tutela. Che salvaguarda un gap percepito più sulla vita in sé che nella vita degli altri. E' come avere preconcetti nei confronti dell'esistenza stessa. Si sa. Le grandi passioni hanno generalmente finali tragici o scontati. E morire per la propria sregolatezza o per la propria mediocrità non è esattamente la stessa cosa. Ma è pur sempre morire. Gli atti di una tragedia teatrale sono mutuati dallo stesso triduo che regola le storie d'amore. Quasi che solo lo scacco matto di una fine eclatante, per quanto manichea, possa risolvere una plateale perdita d'ogni razionalità. Tutto è teatro in fin dei conti. Persino la spettacolarizzazione del sesso, che va in onda di recente, ha tolto spontaneità all'atto. E se andiamo a sfoltire la margherita della naturalezza nei rapporti, quanti adattamenti retorici abbiamo sfruttato nel nostro pòrci? Siamo o non siamo degli abili manipolatori della razionalità, anche quando questa non ha nulla a che vedere con ciò che stiamo provando?
Tutto questo per dire che ai 18 anni della ragazzina di qualche post fa non sono andato. E la mia è stata una scelta incoerente con i propositi istintuali a cui riferisco quotidianamente. Eppure la vivo come una scelta opportuna. L'uscita di scena inaspettata dell'attore che avrebbe potuto esibirsi innanzi ad una platea facile. Da commedia sporca. Ho perseverato, non senza riserve, nel mantenere un distacco intellettuale un po' demodè. Il mio personalissimo auditel non ne risentirà in positivo, ma di certo si sentirà un po' meno idiota del concetto stesso di "audience". Calcolare qualcosa in base alla popolarità mi sembra come cercare un aggettivo qualificativo di grado positivo per i Cesaroni. Inutile quanto giudicare un cibo dalla propria forma. Perché esauriti i benefici di una cosa così effimera, rimarrà soltanto lo smarrimento innanzi alla propria solitudine, alla propria superficialità. E la vera dipendenza non sta nel mantenimento del proprio status pop, ma nella ricerca continua ad un sovra-stimolo, parente stretto della sovrastruttura che il beneficio porta con sé. L'amicizia è un bene ed è come un fungo raro. La socialità dei benefits, passatemi il termine, è un concetto minore ed evidentemente derivativo. Potrei definirlo la metastasi stessa del sentimento che ne sta alla base, perché ha una diffusione inconsapevole, ignorante ed incontrollabile.
A quel compleanno c'era tutto lo Spilimbergo del futuro che conta. Meno io, chiaramente. A dire il vero non so nemmeno se ci fosse tutta la Spilimbergo che conta. So solo che il cambiamento di pelle che compio quotidianamente è un processo doloroso. Perché investe lati della mia personalità non integralmente venuti a galla. Oscillando tra un borghese senso di superiorità ed una nichilista quanto devastante consapevolezza della mia condizione elitaria.
Fatto sta che mi hanno raccontato che la festa era in un Castello e che la festeggiata vi è giunta in limousine. Io ancora fatico a credere quanto la traslazione del sogno americano sia giunta a noi così attutita e distorta. Il concetto completamente svuotato di ogni significato più recondito e ricondotto ad un banale sfoggio di una moda nata vecchia perché figlia già di una sottocultura. E il quadro stona così fortemente in luoghi dove il lavoro duro, quello che spacca la schiena era un valore sino all'altro ieri, che mi chiedo come non ci si senta a disagio da soli. Solo dando un'occhiata di sfuggita.
Da par mio mi sono comportato come un signore. Ho mandato un messaggio pieno di cose intelligenti e profonde. Al quale ovviamente non ho ricevuto risposta.
Una limousine, capite? Una limousine...
Happy trails
L'evoluzione della specie umana non riguarda solo noi occidentali. C'è chi asserisce, a ragione, che la necessità aguzza l'ingegno. E nel mentre apporta modifiche comportamentali che si installano a livello genetico, fino a sfociare in un nuovo ibrido umano, per certi versi, superiore. Quindi anche il terzomondista trapiantato in occidente e, più precisamente, nel centro della città di Udine, ha la possibilità di ritagliarsi il suo quarto d'ora di notorietà. Proprio l'altro ieri mi è capitato di assistere allo show di un post-pakistano all'interno di un'osteria qualsiasi del centro.
Ma qui tocca fermarsi a compiere una doverosa premessa sociologica, che vale come regola genetica.
<< Qualunque pakistano, indiano o personaggio dalla carnagione simile a del Nesquik avariato, in Italia ha due sole possibilità di guadagno: cucire maglioni con gatti di polvere o vendere delle rose al malcapitato cliente bevitore-romanticista>>.
Non so io ho regalato, in vita mia, solo una rosa e un bacio perugina. Intendo di quelle cose lì che si regalano alla persona amata, generalmente per farsi perdonare un torto o, semplicemente, per celebrare un anniversario che, nella migliore delle ipotesi, cade il mese successivo. Sarò anche particolare io, ma non vedo come questa attività possa, in qualunque maniera, risultare redditizia.
Eppure in due ore, trascorse a sorseggiare cabernet franc, il via vai d'accattoni dalla pelle torbida è stato incessante. Mi chiudo spesso nei miei ostinati e cinici dinieghi:
- Non vedo come una pianta caduca come una rosa possa interessarmi -.
- E' indubbio che il messaggio non verbale sia per voi, oh frequentatori assidui dei cassonetti per l'umido, ancora qualcosa di romantico. Ma se continui ad interrompermi con il tuo fare da mimo scadente, non raggiungerò mai l'obiettivo che, converrai con me, è comune anche a quelli della tua specie -.
- Accetti il baratto? C'è un mio amico che possiede un paio di capre, in giardino-.
- Guarda quelli del tavolo accanto hanno espresso il desiderio di spendere i loro risparmi in modo insulso -.
- No, una rosa no! Ma ho gli occhiali sporchi. Potresti chiamare quel tuo gemello che sta al semaforo...-.
- Allacciami le scarpe! -.
Poi mi chiedo dove diavolo vadano a raccattare delle rose in novembre. Secondo un mio amico complottista, hanno dei laboratori segreti in Iran, dove riescono a riprodurre un fiore simile alla rosa in qualsiasi stagione. Ed è questo che troveranno gli ispettori delle Nazioni Unite.
Insomma in quelle due ore ho dovuto scuotere il capo ben quattordici volte. Ma questa semplice operazione, ho notato, non basta più. Innanzitutto hanno una tecnica d'approccio collaudata difficile da affrontare: non parlano. Ti guardano, porgendoti il mazzolin, con quello sguardo da cocker depresso. Un sorriso stentoreo al quale manca regolarmente o un incisivo o direttamente l'arcata dentaria superiore. Il resto dei denti brilla di luce propria come un omino bianco smaltato in porcellana da bidet. Segno che probabilmente è anch'essa una tecnica per stimolare un senso di colpa etico, nella coscienza borghese. Ma è risaputo: non ho una coscienza. Se fingi un minimo interesse per quello che sta facendo o, alla peggio, se lo guardi in quegli occhioni da trudino antistaminico, biascica qualche termine cuneiforme proparossitono.
Ma come anticipavo nel proemio al post, l'evoluzione commerciale umana ha investito, come la stagione dei monsoni, anche Islamabadville. Sotto le feste, oltre all'irrinunciabile mazzo di rose e una foto di Nilla Pizzi in lingerie (Pizzi col pizzo), si ricoprono l'intera superficie corporea di oggettistica per subumani. In ventuno secondi netti è riuscito ad accendersi come un albero di natale kitsch: corna luminose, un mini megafono che traduceva dall'italiano al pakistano (comodo) e che riusciva a neutralizzare l'effetto doppler. Al collo avea una scimmia urlante che, giuro, parea muoversi da sola seguendo le movenze tipiche di un disabile affetto dal ballo di San Vito. Aveva degli accendini con laser incorporato che proiettavano la figura di un puttanone mezzo nudo e, premendo un altro pulsante, riproducevano fedelmente un'aria per sax di Fausto Papetti.
Lo guardavo attonito. Come un prete con una banconota da cinque in mano, davanti ad un distributore di profilattici. Ho cercato di pronunciare un "no", ma ogni volta che inspiravo per dare fiato al mio dissenso, lui accendeva un aggeggio nuovo, provocando in me sorpresa e disgusto in egual misura. Spaesato cercavo conforto nelle compagne di diporto che avevo al tavolo, le quali sembravano divertite e curiose di vedere come me la sarei cavata.
Quando ha tirato fuori dal borsone invisibile un cembalo che sarebbe stato tranquillamente sul palmo della mano di Giancarlo Magalli, ho deciso d'intervenire.
<< Ho un lavoro per te!>> dissi.
E fu così che il primo extracomunitario irregolare, fu regolarmente assunto in Manpower Spa.
Happy trails.
Percepisco l'autunno dell'uomo. E mi appare chiaro di quanto l'inanimata natura ci sia superiore anche in questo. Mentre noi sfioriamo e cangiamo in grigi e stropicciati soprabiti, buttati su comodi divani. Stanze asettiche definiscono il nostro spazio e posologie il nostro tempo. Lei invece inscena uno spettacolare preludio di morte cromatico. Un canto lirico, sanguinario e magnifico. Non vedo e non sento la tragedia della fine nell'irregolare frastuono delle foglie cadenti. E mentre per le stelle un mondo che muore, per noi è un desiderio in itinere; i passi invisibili dell'autunno non portano con sé doni, ma soltanto domande su foglietti di carta, lasciate lì a decantare. Ogni anno strizziamo gli occhi sulla nostra incompiutezza e la adagiamo come un bicchiere di vino caldo, inebriati dall' odore di fresca e pungente fuliggine.
Ed è quando sento l'odore del freddo che mi ricordo di non essere la macchina cinica che mi sono cucito addosso. Cicatrice dopo cicatrice. Vorrei avere gli occhi tremuli dell'amore e le membra calde di mani nelle mani.
Invece mi sveglio solo e mi addormento stordito. Un altro giorno a recitare soliloqui in deserti emozionali, dove il "tu" è un "io" travestito. Obiettivi su obiettivi così effimeri da ritrarre una tela con così tanti strati da apparire ormai nera.
Ma non è tempo per l'inverno, ancora.
Questo è il momento di contemplare le punte fiammeggianti di alberi finora illusisi. Questo è il tempo d'accettare la mia umanità non come condizione in sé, ma con la tenerezza delle cose caduche. Come l'amore per i nonni.
Questo è il momento di passare i polpastrelli sulle pieghe del tempo, sorridere, sorseggiando un thè caldo e ingraziandosi sé stessi. Una siesta su d'una amaca gratificante.
Non sarei quello che sono senza l'autunno. O senza la coscienza di esso.
Per me è autunno da tempo, ormai. E anche se le mie foglie non cadono ancora, ne posso sentire il rumore notturno. Come silenziosa neve vermiglia.
Just ignore the smoke and...smile
Happy trails
Il femminismo è arcaico, diciamolo. E farà la fine di tutti gli ismi di questo mondo, ovvero usato in contesti radical chic, dove la rivoluzione parte dal taglio di nero appollaiato sulla mano di un omosessuale, che ha letto David Leavitt, e ne disquisisce sul puff di una enoteca mediocre che si ammanta di qualunquismo, lasciando incustoditi alcuni John Grisham sulla finta libreria. Si basa su un concetto completamente erroneo in linea teorica; e cioè che non tutti gli uomini sono uguali. E' un po' come la tacita sottomissione dei mancini; devono abituarsi ad un mouse destrorso, implicitamente accettando questa dittatura democratica mendeliana, creandosi squilibri sugli emisferi cerebrali che ne decreteranno la loro prematura scomparsa.
- Ma, ma, ma...sempre "ma", cara Maracarfagna. Non mi pare che i mancini vadano in giro a spompinare un premier solo per ottenere un mouse per la sinistra -. - Ah, sei mancina. Non lo sapevo...che mouse usi? -.
Per il mio concetto va benissimo. Ci sono i diritti dell'uomo, in senso lato. Non vedo perché debbano esistere delle leggi speciali per la tutela della donna. Una volta abolito il delitto d'onore avete raggiunto uno status paritario a mio modo di vedere. Cosa volete costruire Roma in un giorno?
Come il reato di stalking. Dio mio. In che mondo viviamo se c'è uno reato penale che perseguita, è proprio il caso di dirlo, gli innamorati? E non mi si venga a dire che è una legge unisex perché sappiamo benissimo che una minuta studentessa di 16 anni non farebbe appostamenti sotto casa di un metallaro grosso quanto la sagra del cinghiale di Chianni. E' un reato pensato per le donne e contro quegli uomini che ossessivamente credono che quella sia la metà della mela. Oppure è uno con la fissa dei campanelli.
Se le cose stanno così mi chiedo come vengano classificate le discoteche. Ad un livello penale dovrebbero essere illegali quanto un arena per combattimenti clandestini tra down. E la vodafone infinity allora? Istigazione pura e semplice. E poi è così contemporaneo da risultare soltanto una sfumatura semantica. La vittima di stalking generalmente non subisce aggressioni. Quella è violenza sessuale o privata. No. Lo stalking è solo lo stato di ansia e paura generato da queste reiterate intrusioni nella vita privata. Un processo alle intenzioni praticamente.
Senza contare che mi chiedo come sia quantificabile da una corte lo stato di ansia e paura. E non solo. Mi chiedo come facciano a capire quale sia la soglia di sopportazione umana di queste frustrazioni quotidiane. Mio padre dà di matto quando sente l'odore del formaggio. Urla, sbraita, sputacchia, batte i pugni sul tavolo finché la pietanza (di cui il resto della famiglia va ghiotta) non viene ritirata. E di gente come mio padre ce n'è. Voglio dire: è cattolico. Su questa base potrebbe benissimo appellarsi ad una legge sulle minoranze "violenza privata con caprino". Capite che diventa un dedalo inestricabile. Non mi passa nemmeno per l'anticamera di dire che è per questo motivo che la giustizia italiana va così a rilento. Però potrebbe essere. Siamo nell'era della retorica dove è lecito tutto e anche il suo contrario. E cosa c'è di più retorico di un movimento per i diritti delle donne? Costruito non su basi filosofiche ma su slogan e repressione pre-mestruale.
Il bello è che se lo fai notare ti guardano con lo sguardo bieco dei daltonici innanzi ad un Joan Mirò.
Diciamo delle verità di fatto.
Il tradimento è nato maschio ma si sta facendo donna. La riflessività è donna ma si sta facendo maschio. Le donne piagnucolano se vedono un documentario presentato da Enrica Bonaccorti dei maltrattamenti sui canidi. Un maschio piange acquari di lacrime per stimolare la pietas della sua donna. Il fallocentrismo di cui per anni ci siamo bullati ha portato il porno nelle nostre case. E il realismo da film porno è pietrificante. L'afro-americano vincerà perché Mendel ha scoperto: negro + negro = negro. Bianco + negro = meticcio. Meticcio + Meticcio = negro. Ma soprattutto trionferà perché nel mentre di questo processo genetico si starà scopando la vostra donna.
Abbandoniamo il machismo finché siamo in tempo. Facciamo fallire le nostre palestre e i nostri wellness center. Men Power!
(Non avrei mai creduto di dirlo di nuovo)
manpower di merda.
happy trails
In questi giorni sono assalito da un dilemma apparentemente inestricabile. Ne ho avuto uno similare soltanto quella volta che dovevo decidermi con quale ragazza stare, avendone tre, l'ultimo dell'anno. Quella volta, pur tuttavia, non fu così complicato. Ad una dissi che ero un androide proveniente da Alpha Centauri e che la mia madre biologica mi voleva a tutti costi per il te deum. Siccome faceva fatica a convincersi le dissi che mia madre avrebbe potuto smolecolarla all'istante, se solo fosse venuta a conoscenza che un qualsiasi impedimento terreno poteva ostacolato il mio rientro. Mi disse di mandarle una cartolina. Sono tuttora in dubbio se la sua richiesta fosse un pretesto per sincerarsi della mia lealtà. Alla seconda, con un quoziente intellettivo più alto e, soprattutto, meno innamorata, raccontai che avevo dovuto accettare un lavoro su una nave da crociera. Le aggiunsi che quei soldi sarebbero serviti per un bellissimo regalo per lei. Che non arrivò mai. Semplicemente perché non c'era nessun lavoro, su nessuna nave da crociera e di conseguenza nemmeno il denaro. Se la memoria non mi gioca brutti scherzi, le portai un giubbotto di salvataggio che rubai in piscina. Con la terza ci feci del buon sesso e chiosai che ormai la serata aveva raggiunto il suo acme e che nulla di ciò che poteva propormi era così allettante.
Passai il capodanno da solo. E non per un veniale errore di calcolo. Semplicemente avevo bisogno di decomprimere lo stress, ormai biennale, di convivere con tre ragazze e i relativi parenti.
Si insomma, quella decisione fu sicuramente meno gravosa di quella attuale. E credetti di risolverla definitivamente un paio di mesi più tardi; fidanzandomi con una quarta ragazza: Irene. Devo chiedere scusa ad Irene, diamine. Era intelligente, bellissima, innamorata e faceva medicina. Non le diedi il credito che meritava, ma la mia vita era già abbastanza complicata. Devo ammettere che nei rapporti le cose non sono di certo migliorate adesso, solo ho affinato un po' le tecniche per avere sempre il letto pieno, la moglie ubriaca e non dover ricorrere alla chirurgia maxillofacciale. Il passaggio dall'era vaginocentrica a quella egofallocentrica è stata una rivoluzione positiva. Nel quotidiano la posso tradurre in: " Non mi serve più mentire per entrare in un letto. Mi basta mentire soltanto per uscirne ". Eppure ripenso a quei tempi medievali con una certa nostalgia a volte. A loro, immagino, mancherà un po' meno passarsi la candida albicans attraverso un minimo comune denominatore. Anche se definirei in molti modi il mio pene, tranne che "minimo".
But here's the point.
Il 31 ottobre, sono stato invitato al compleanno di una ragazza. Con ragazza intendo: organismo pluricellulare con la quale ho un'alta probabilità d'accoppiarmi. Altrimenti avrei detto "cosa". E' una festa in maschera. La ragazza compie 18 anni. Il che la fa scadere automaticamente nella casella di "sesso con persone anziane". E' giorni che sto stilando una lista di aspetti positivi e negativi, correlati alla mia presenza alla festa.
Questa è la mia analisi finale:
PRO:
1) Potrei iniziare a fare sesso con lei intorno alle undici e terminare intorno all'una.
2) Potrebbe avere delle amiche minorenni.
3) Potrei girare un porno amatoriale intitolato " I lost my verginity when i was eight but..."
4) Potrei far ubriacare qualche mamma apprensiva.
5) Potrei iniziare ogni frase con ogni essere maschile presente in sala con: " Hey, io almeno me la sono fatta prima di mezzanotte."
CONTRO o COINTREAU:
1) Dovrei uscire di casa
2) Dovrei uscire di casa per farle un regalo
3) Dovrei comprarmi un vestito da...da...diavolo! Cosa indossano i giovani di oggi? Un fagiano, un bosone, una dizionario di italiano per sempliciotti...
4) Incontrerei persone la cui definizione, sulla settimana enigmistica sarebbe: si dice di una persona non particolarmente dotata.
5) Avrei l'onere di scambiare un dialogo con il suo ex boyfriend che è un prototipo di macchina per la lobotomia
Mi prenderò una sbronza per pensarci. Oppure torno su Alpha Centauri,
Carnia Italiota anno 2084 (il 148 secondo il nuovo calendario italico)
Chi vi scrive è nascosto da qualche parte sulle alpi carniche, il punto più lontano da ogni forma di civilizzazione, anche adesso. I miei informatori mi hanno appena fornito una terribile notizia, che attendevo da tempo. E' morto Dino Boffo, ultimo capo della resistenza armata contro il regime. Con lui si mutila la speranza di noi fuggiaschi di poter tornare alle nostre case.
E' pomeriggio inoltrato. Anche se nella nuova forma corrente di lingua "italiana", sarebbe più corretto dire "quello dopo che ti alzi". La riforma Gelmini VIII ha riformato il linguaggio de-sematizzando il significato di molte parole, sostituendolo con dei concetti correlati ad lessico più "accessibile". Il termine "accessibile" ad esempio ora è volgarmente denominato "lo possono fare tutti". L'intuizione è avvenuta da parte Ministro delle Semplificazioni, prendendo spunto, per la sua teoria, dalle definizioni delle parole crociate. Facilitate. Sicché attualmente esistono due tipi di dialetto corrente, uno parlato da nord a sud, il verticaliota ed uno da est ad ovest, l'orizzontalico. Il dizionario online di semantica (Il Grande Dizionario Bondi-Gasparri) è uno dei pochi testi su cui gli anziani possono imparare l'idioma. L'istruzione, solo per chi possiede una pensione minima, è stata invertita. Si studia da vecchi, mentre i giovani apprendono "l'esperietivo", primo atto dell'uomo nell'approccio alla socialità, attraverso la televisione. La socializzazione è simile allo spregiativo concetto di massificazione di era post-globale. L'organum internum (per noi ribelli la P3), organizzazione ad assetto settario, che ha governato di cambusa dalla metà degli anni'20 alla fine dei '30, ha intuito che l'informazione manipolata non poteva più bastare. La rete informativa era piena di maglie larghe, ove la controinformazione riusciva ancora ad infiltrarsi facilmente. Il primo martire della storia post secessione fu, come non saprete, Marco Travaglio. Assassinato nella sua redazione da alcuni fanatici neo-fascisti. In realtà, come fu con le Brigate Rosse nella seconda metà del XX secolo, le frange estremiste non erano altro che il braccio armato del governo. Si passò in breve dalla disinformazione alla diseducazione. Nel 2023 (recursus historicus) la riforma Gelmini IV portò a 2 le ore di lezione quotidiana, per poi venire abolite completamente nel'29. All'epoca c'erano quattordici insegnanti in tutta la nazione; pagati ancora millecinquecento euro al mese, nonostante la grave depressione e la conseguente never-ending inflation del 2008.
L'organum internum, con il benestare della classe dirigente, approvò una modifica della costituzione che riduceva l'apprendimento al palinsesto televisivo di Mediaset, ora Rete delle libertà e che costringeva i ragazzini ed i giovani ad apprendere soltanto attraverso l'esperienza di vita quotidiana. Ha attraversato diverse fasi il termine per identificare questa pratica: da routine cognitiva fino a istruzione, passando per patente di vita e Brunetta, istruzioni per l'assemblaggio. Ora è semplicemente "farsi le ossa". Costringendo la popolazione a socializzare e a mantenere dei comportamenti standard, per poter imparare semplici funzioni che non siano quelle organolettiche, hanno creato una sorta di coscienza collettiva facilmente manipolabile.
"Se controlli le azioni della gente, controlli i loro pensieri e i loro potenziali". Questa è una celebre frase che Gianni Letta suggerì a Berlusconi nel famoso discorso alla nazione nel febbraio del '41. Ovviamente nessuno colse l'allusione anche perché la platea, composta da azionisti della Lega del Popolo, il primo e unico partito italiano, non aveva più gli strumenti critici per cogliere la sottile figuratività dell'idea. Fu una sorta di prova generale e l'esito per noi intellettuali fu ineluttabile. La cultura fu devastata a colpi di Federico Moccia. La fortunata serie "Scusa ma...", ora composta di ben ventiseimila volumi, sostituì la narrativa. Ad ogni nuovo libro le trame si rivelavano sempre più semplici. I dissapori amorosi, ridotti a piccole schermaglie adolescenziali, per lo più dettate da qualche fuggitivo umore ancestrale. Quelle che noi comunemente chiamavamo "sentimenti". Bene e male si confusero 'sì tanto da diventare un unico ed inscindibile modus vivendi: il regulàr. Il lessico si fece più gergale e dialettale, se possibile, fino a decretare una nuova via per la comunicazione suburbana. Le pellicole tratte dai testi si affiancarono alle commedie natalizie dei fratelli Vanzina, come intrattenimento culturale. Le sceneggiature, per lo più ridotte a restyling dei precedenti film, prevedevano che le emozioni umane fossero filtrate attraverso un processo chiamato mocciosizzazione: ovvero il ridimensionamento di tutto il complesso spettro dei sentimenti, ad una puerile disquisizione su ciò che è bello e ciò che è brutto.
I teatri vennero chiusi. La danza ed il balletto furono proibiti a causa della loro forte ascendenza omosessuale. Roberto Bolle fu dichiarato gay e messo al confino. Le biblioteche divennero dei centri ricreativi per il praticantato in xbox. La musica rock sopravviveva solo attraverso le parole e la musica di Vasco Rossi, sommo poeta, che aveva già alla fine del 1900 de-semantizzato i suoi testi. Un vero precursore. Fu definito "genio", dopo la sua famosa cover di Creep di un gruppo semi-sconosciuto della terra d'Albione; ed insignito della più alta onorificenza per un musicista: il premio Arcibald-Melocco. L'arte figurativa non si fa più. Esiste tuttavia la critica dell'arte che è anche un ministero, fondato da Vittorio Sgarbi.
Dopo il naufragio del ministero delle Pari Opportunità, ritenuto ininfluente in una società mentalmente amorfa, Mara Carfagna s'impegnò, a stretto contatto con l'onorevole Ignazio La Russa, a ricollocare storicamente, filosoficamente e nel nuovo assetto societario, la Chiesa Apostolica di Roma. Siccome era un organo controllabile ma che forniva al popolo delle chiavi di codifica culturali, per quanto incomprensibili ed anacronistiche, venne dichiarata non-idonea e detronizzata di ogni valore temporale (ma non avrebbe dovuto essere così già da un po'?). In cambio il Papato ricevette un aumento dell'aliquota statale, portata al 21 * 1000. Visto che il premier Silvio Berlusconi aveva messo già da tempo gli occhi su Castel Sant'Angelo, nel 2039 la sede della Chiesa Cattolica si trasferì su di un atollo del Pacifico. Fu papa Gregorio XVII a celebrare la prima Messa in shorts da bagno, rigorosamente bianchi. Lo stesso papa rivoluzionò il sistema del calendario, introdotto da un suo illustre predecessore, ed istituì come nuovo anno zero, il 1936, anno di nascita di Silvio Berlusconi.
Con il papato lontano la religiosità classica andò scemando e si formarono alcune correnti deiste nella penisola. Prima tra tutte per importanza la "Setta per la Glorificazione di Mariastella Gelmini". La vetusta riformista, come venne definita in quegli anni da Curzio Maltese. Il culto prevedeva dieci minuti di preghiera genuflessa, verso Brescia, durante la ricreazione. Inoltre, i suoi seguaci più dogmatici, s'impegnarono nella riscrittura della Bibbia. La revisione prevedeva un taglio ed uno svecchiamento dell'antico testamento ed alcuni accorgimenti e riscritture storiche per il nuovo. Il tutto condito con un epilogo ex novo, in cui la dea subentrava alla figura di Cristo, appena dopo l'Apocalisse.
Chiunque riesca ancora a leggere e comprendere queste note che, a grandi linee, disegnano il panorama socio-culturale dei tempi, si troverà smarrito nell'apprendere che l'apocalisse è stata molto più silenziosa ed endemica di quella promessaci da San Giovanni.
Vedete una conclusione più plumbea e tetra di quella che v'ho poc'anzi descritto? La post-post-illuministica coscienza umana che camuffa e governa sulla stessa natura dell'uomo, al fine di togliergli non solo la sua essenza trascendente ma scarnificandola di ogni qualsivoglia pulsione all'ignoto, alla ribellione, all'Amore. Esiste qualcosa di peggio del nascondere la propria identità tra montagne buie ed inospitali al solo fine di mantenere la propria integrità e la propria etichetta di "intelligenza superiore"? Credevate possibile il superamento del concetto darwiniano di evoluzione, in nome di una religione assolutamente nichilista? Quelli come me o vivono isolati o sono costretti, in catene, ad inscatolare cibo liofilizzato. Siamo rimasti in pochi e le forze cominciano ad abbandonarmi. E quando credevo d'aver trovato, dall'altra parte di questo stesso paesaggio, un compagno, un commilitone e un amico per sorreggerci, per sopperire alle nostre umane debolezze. Ecco, in quel momento anche lui mi volta le spalle. Che amarezza, Ferruccio! Un'altra speranza sfogliata.
Riuscirò ad avere ancora coraggio per tutti, come per pochi?
Articolo di fondo apparso su Repubblica il 19 ottobre 2009 ad opera di Eugenio Scalfari, poco prima del suo ricovero nel reparto di Neuropsichiatria dell'ospedale Niguarda di Milano.
<< Ho una confessione da farti prima di fare l’amore >>. <<Dimmi, tesoro…>>. << Sono circonciso!>>. << Cosa?!?>>. << Non alterarti , amore. E’ una pratica ancora legale>>. <<
Perché non me l’hai detto prima di legarmi al letto?>>. << Non ti ho mica detto di avere un sandalo al posto del labbro…suvvia>>. << Se avessi voluto accoppiarmi con un tacchino glabro l’avrei fatto>>. << Come sei triviale! Mi rincuora il fatto che non è un discorso razzista>>. << Non c’ero ancora arrivata…>>. << Beh è un po’ tardi, non credi? Potevi muovere qualche obiezione quando ti ho detto che mi chiamo “Iohannestein”>>. << Credevo scherzassi. E poi da come lo avevi pronunciato sembrava più svedese>>. << Vedo che sei un’attenta osservatrice genetica>>. << Oh mio Dio! Adesso verrà fuori che sei, chessò, rumeno!>>. << Da parte di madre…>>. << Scherzi, vero?>>. << Se vuoi ti faccio vedere il mio coltello>>. << Gesù Cristo, aiutooo!>>. << Mi sa che Lui ha di meglio da fare>>. << Gesù ci protegge sempre!>>. << Faceva il maniscalco, non il pompiere a Ground Zero>>. << Ma che diavolo d’esempio è questo?>>. << Tecnicamente tutte e due le categorie sono martiri: messia e pompieri>>. << No! Non puoi abusare di una ragazza di 17 anni>>. << Avevi detto di averne 15…>>. << Era un bar per pedofili, come pretendi che possa rimorchiare se dico la mia vera età?>>. << Mi sembrava ci fosse qualcosa di strano in te…>>. << Non offendere il mio occhio di vetro! E’ un regalo del nonno>>. << Intendevo il fatto che sei una puttana>>. << Non lo faccio per soldi!>>. << Ah no? E per cosa allora? Beneficienza?>>. << No è che lo yoghurt costa un sacco e…sono bulimica>>. << …sei anche una mendicante, una stracciona?!?>>. << Ha parlato il laureando in lettere…>>. << EHI! Quella era una confidenza intima>>. << No, il fatto che il tuo prepuzio penda come un orologio di Dalì è una confidenza intima>>. <<Però…vedo che ne mastichi di surrealismo>>. <<Ti ho già detto che sono bulimica!>>. <<Si, vedo. Hai due bei maniglioni antipanico dell’amore lì sotto…>>. << Quelle sono le mie caviglie>>. <<E comunque la circoncisione è anche per un fatto igienico>>.<< Wow non sapevo di dover far sesso con il tappo dosatore della Spuma di Sciampagna>>. << Ma scusa, prima guarda, e poi decidi se ti piace o meno…>>. << Tanto posso procurarmi le mestruazioni a comando>>. << Non importa. Dovevo comunque ridipingere…>>. << Sei un verme…>>. <<Per questo tengo sempre la casa umida e le lenze nascoste in garage>>. << Scusa ma non ci pensi a mia figlia?>>. <<Eventualmente ci penserò dopo…quanti anni ha?>>. <<Porco schifoso! Ha solo sette anni>>. <<Solo…?>>. << Se solo la tocchi dirò a tutti che hai una foto di Capezzone nel portafoglio!>>. << Eravamo tutti e due ubriachi ad una manifestazione del gay pride…>>. << Un fatto che deve averlo segnato…>>. << Dicono si faccia chiamare Patrizia D’Addario, nei sabati sera alternativi, adesso>>. <<Si devo aver sentito già questo nome>>. << Leggi anche tu “Libero”?>>. << C’ho provato una volta. Poi ho scelto di disimparare a leggere>>. <<Belpietro è un grande…>>. << Grande…cosa?>>. <<Grande e…basta!>>. <<Si, come no! L’unico uomo che deve stare sempre chiuso in casa quando piove, sennò gli cade acqua in bocca>>.<< TACI! Ora ti sodomizzo>>.<< Piuttosto usa un estintore…>>. <<Ti piacerebbe, eh?!>>. <<Non sarebbe di sicuro la prima volta>>.
(Amplesso)
<< Ti amo, cara>>.
<< Anch’io ti amo. Ma la prossima volta non sborrarmi nei capelli>>. <<Preferivi in faccia?>>. <<Si! Mi fa sempre quell’effetto di calore tipico del ventre uterino>>.
...che è un po' come mettere l'aggettivo "desperate" avanti al sostantivo "housewives".
Non potevi pensarci prima?